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Postano foto del mare con su scritto “Finalmente vacanze” e 5 minuti dopo t’invitano a giocare sul Fb. Se vuoi te lo pago io l’analista.

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fabio magnasciutti

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Kerby Rosanes

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sraule: IL CLUB DEI CANTANTI MORTI - booktrailer

IL CLUB DEI CANTANTI MORTI - MINI-EP 1st TRACK

1st TRACK

Jimmy Razor era morto. Il fatto era inconfutabile. Jack Wyte lo osservò a braccia incrociate, spostando il peso del corpo da un piede all’altro.

«Una bella rogna» commentò, con voce tesa, Ronald Pullman, alla sua sinistra. Wyte annuì.

«Sta arrivando il commissario capo».

«Lo so».

«Insieme al manager».

«Lo so».

Jack Wyte lasciò vagare lo sguardo sul soffitto alto e bianco, sulle pareti spoglie, sul pavimento lucido. Tornò a guardare Razor, immobile e innegabilmente morto, sul letto. Gli uomini della scientifica gli ronzavano intorno come falene attorno alla lampada che le avrebbe fritte, silenziosi. Il medico legale aspettava in un angolo l’arrivo dei superiori. Tutto quel che aveva potuto fare era stato constatare la morte del soggetto.

«Cazzo» disse Pullman. «Fa un po’ impressione, no?» Lanciò un’occhiata nervosa dalla parte di Wyte. «Voglio dire… è proprio come su MTV».

«Non guardo video musicali» rispose Wyte, distrattamente.

Non riusciva a spostare gli occhi dal cadavere. Giovane, con i capelli bianchi acconciati a dreadlocks, orecchini di metallo alle orecchie, al naso, a un sopracciglio. La maglietta sintetica nera, con le maniche tagliate all’altezza del gomito, gli aderiva al torace magro come un guanto. Fece scorrere lo sguardo sui pantaloni di plastica fucsia, appiccicati alle gambe scheletriche, e pensò che non riusciva a capire i giovani di quella generazione. Che, guarda caso, era proprio la generazione di sua figlia.

La immaginò come l’aveva vista l’ultima volta, al ristorante. Così spigliata, decisa, adulta, mentre ordinava un aperitivo a basso contenuto calorico, prima di cena. I capelli biondi tagliati come se fosse finita sotto un falciaerba, il vestito alla moda, il viso e le mani curati dall’estetista.

Gli uomini agli altri tavoli l’avevano guardata con la bocca aperta, lanciando sguardi perplessi dalla sua parte.

È mia figlia! avrebbe voluto urlare Wyte. Non vedete che ha venticinque anni?

Si era seduto con le spalle alla sala, infastidito. E Corrie… Corrie aveva parlato per tutto il tempo in modo gentile e formale – sì, formale – con quella voce dura e senza accento che aveva imparato all’università, mangiando veloce, perché il tempo correva.

Wyte venne riscosso dai suoi pensieri dall’ingresso del capo, grasso e pomposo come un melograno maturo, e da quello di un uomo basso e tracagnotto, fasciato in un abito che doveva costare da solo quanto una macchina di media cilindrata.

«Oh, Jimmy…» esclamò l’uomo, con una strana voce in falsetto. «Allora è vero!». E mosse qualche passo esitante verso il letto.

sraule

IL CLUB DEI CANTANTI MORTI - MINI-EP 2nd TRACK

2nd TRACK

Le cinque figure si avvicinarono al tavolo. Il primo a scostare una sedia e a sedersi fu l’uomo alto, gli altri seguirono, senza particolare grazia. Sembravano a loro agio e fuori luogo nello stesso tempo.

Uno dei cinque appoggiò i gomiti sul tavolo e inarcò le sopracciglia in modo ironico. Non era impressionato, evidentemente. Aveva i capelli biondi e lisci, degli occhi incredibilmente azzurri e la barba troppo lunga. Indossava una vecchia camicia di flanella a scacchi e dei jeans sdruciti. Finito il suo sommario esame dell’ambiente, appoggiò la testa su una mano e sbadigliò.

Pennington scostò una sedia dal tavolo e si accodò.

«Siamo felici di conoscervi di, ehm, persona, signori» disse, con il suo accento troppo coltivato per essere anche caloroso. «E signore» aggiunse, con un lieve sorriso in direzione della donna.

Lei era impegnata a osservare gli scaffali carichi di libri e non ci fece caso. Era piccola di statura e un po’ trascurata. Non aveva trucco, il naso era un po’ troppo grosso, i capelli lunghi e castani le ricadevano sulle spalle fino alla vita. Spostò gli occhi su Weasley con un secondo di ritardo e fece un sorrisetto di circostanza. Quel sorriso sarebbe stato capace di illuminare uno stadio – e l’aveva fatto – ma su Weasley non ebbe alcun effetto.

«Bella bicocca» commentò, prendendo posto.

Weasley accettò il complimento con un gesto di noncuranza.

«Quella è una litografia di Blake, giusto?» disse un uomo dai riccioli scuri, bello come un angelo.

«Ero sicuro che l’avrebbe apprezzata, signor Morrison» rispose Weasley. Poi tornò a fissare lo sguardo sull’uomo con gli occhiali, che stava giocherellando con una delle collanine che aveva al collo.

Alla sua destra, il tizio di colore dai prorompenti capelli riccioli si accese una sigaretta fatta a mano e iniziò a dondolarsi sulle zampe posteriori della sedia. Weasley sembrò non fare caso né alla sigaretta né all’uso che stava facendo del suo mobilio antico.

«Bene, signor Pennington» cominciò l’uomo con gli occhiali, in tono vago, «abbiamo saputo che lei e la signorina Scott-Greene svolgete indagini… particolari».

«A volte» confermò Weasley.

«Solo quando capita qualcosa di… interessante» aggiunse Nastasia.

L’uomo con gli occhiali sorrise. «Questo potrebbe essere interessante, Nastasia».

«Scott-Greene» rispose, cortesemente, lei.

L’altro annuì, noncurante: «Certo, come vuole. Stavo dicendo che la nostra richiesta potrebbe interessarvi. Come…uh, come precisavo nella lettera in cui vi preannunciavamo il nostro arrivo… io e i miei soci dobbiamo prendere una decisione piuttosto importante… per noi, si intende, e abbiamo bisogno che voi facciate qualche piccola… indagine… per nostro conto».

Weasley rimase in silenzio, aspettando il seguito.

«Probabilmente siete a conoscenza del fatto che ieri sera Jimmy Razor è morto» continuò l’uomo con gli occhiali, serio.

Weasley inarcò le sopracciglia, voltando la testa in direzione di Nastasia.

«Un cantante pop» spiegò lei, concisa.

L’uomo biondo fece un gesto tranciante con la mano: «Pop!» sibilò, come se sentisse puzza di pesce marcio. Morrison, al suo fianco fece un sorrisetto ironico.

L’uomo con gli occhiali tossicchiò: «Hai già espresso la tua opinione, Kurt».

L’altro lo gratificò di un gesto con il dito medio. L’uomo con gli occhiali alzò gli occhi al cielo.

«In parole povere il signor Razor…» riprese rivolto a Pennington e Scott-Greene «…ha fatto richiesta per entrare nel nostro Club. E noi non siamo sicuri che sussistano i presupposti perché questo avvenga».

«Non capisco perché lui sì e Marilyn no» si intromise Morrison, acido.

L’uomo con gli occhiali alzò di nuovo gli occhi al cielo. «Perché lei non è una cantante, Jim» ribatté, come se fosse la centesima volta che ripeteva la stessa cosa.

«E ‘Happy birthday Mr President’? E ‘Diamonds are a girl’s best friends’?» insistette Morrison.

«Giusto» lo appoggiò Kurt, a mezza voce.

«Abbiamo già deciso che quelle non si possono considerare vere e proprie canzoni» disse la donna coi capelli lunghi, secca. «E poi fa già parte del Club degli Attori…»

«Presley fa parte di entrambi i Club!» ribatté Morrison, polemico.

L’uomo con gli occhiali tossicchiò: «Signori!» riportò l’ordine. «Non è questo il momento di discutere dei nostri affari interni…». E fece un gesto esplicativo in direzione di Pennington e Scott-Greene, che sedevano inespressivi all’altro capo del tavolo.

Ma, come sempre, i due britannici non sembravano seccati, né ansiosi, né infastiditi. Sembravano solo freddamente educati, e quella, ovviamente, era proprio la cosa giusta da fare in quel momento.

sraule

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