dunque: ieri serata punk al Traffic Festival per il Combine Harvester Tour dei Sex Pistols; sembra incredibile, ma ci ho dei fan che mi chiedono un resoconto and so we’re in it for the reblog; it’ the Great Reblog Swindle
allora diciamo subito che la cosa più punk della serata è stato il percorso in bici: partito tardi da casa con un mattoncino di cibo avvinazzato e sciacquato da poco caffè nello stomaco, ho tentato il suicidio percorrendo in sola mezz’ora i circa otto chilometri - tutta salita, lieve ma salita - di ciclabili fino alla Pellerina, sudando tutta l’energia che non avrei poi più potuto pogare ed aprendo il bronco al successivo contributo dell’integratore portato da casa (poi s’era scaricato l’accendino e sono seguite bestemmie molto punk ed altrettanta solidarietà punk con ragazzini foresti che chiedevano cartine e, insomma, non c’è stato problema ad accendere :)
anche il ritorno, forzatamente lento per la notte diaccia ed il carico di birra che portavo poco sopra la sella, è stato molto punk: quando, trovando la solita macchina parcheggiata sulla ciclabile, ho alzato il piede per il solito calcio a tentare di sradicarle il retrovisore, ho constatato che il tempo passa, la Fiat Brava ci ha gli specchietti pressofusi sulla carrozzeria ed io sono stato sbalzato di sella come un koglione ricavandone un unico bozzo cospikuo sull’anka, molto punk anche lù
nel mezzo tra i due avventurosi viaggi, un canaio di gente e fango; vendita libera di lattine e bottiglie - inspiegabile ma molto punk – che hanno fomentato isolate risse da pogo non gradito; lancio di ogni cosa sul palco, soprattutto capi d’abbigliamento (il punk non è più quello d’una volta, ora è molto più tessile) sicché alla fine del concerto, tra i vuoti delle birre, campeggiavano calzature e stracci che furon magliette (nelle strade si distinguevano alcuni entusiasti in mutande)
sono arrivato che suonavano i Wire: non li conoscevo ma son niente male, soprattutto perché hanno fatto una cover degli immensi Psychedelic Furs; ora vi do un po’ di link da post di cronaca: in questo ci trovate un paio di video, dei Pistols e dei Wire; qui la scaletta dei Pistols; qui vengono spiegati un po’ meglio i Wire mentre qui i Pistols
mi sembra tutto (ehi, un momento, non ci parli dei Sex Pistols?) e, ah già, dimenticavo di parlare dei quattro cialtroni:
- il Marcio è un cazzone stellare vestito da clown a pixels: sghiddra l’occhi, canta come in un incubo weimariano, insulta l’unico che l’abbia preso in pieno con una bottiglia: “You fucking coward, talented asshole”
- Steve Jones è il peggior chitarrista della storia
- Paul Cook, asciutto come un bonzo, se la godeva: era evidente dai maxischermi
- Glen Matlock sembra l’unico capace a tenere i tempi: si capisce perché i pezzi siano quasi tutti suoi
ed inoltre
- i Sex Pistols in trent’anni non hanno imparato a suonare
- i Sex Pistols non hanno azzeccato un attacco ed hanno mandato in distorsione migliaia di cervelli più o meno ben disposti
- i Sex Pistols hanno suonato per un’ora e mezza con due bis e, per tutto il tempo, abbiamo sperato che i brani durassero di meno, ché non se ne poteva più di ‘sto grattugiare, dell’equalizzazione a cursori in fondo scala e delle dissonanze del ciccione in bermuda
- il live set era degno d’una balera azera
ed infine
- né io né il punk siamo ancora morti
- non ho mai riso così tanto ad un concerto
(la foto l’ho fottuta qui: hai dei problemi? fanculo)
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Kazzo, Nik, sei un mito!
(graziegraziegraziegraziegrazie)



